Come si impara a dire grazie per ciò che diamo per scontato?

Ci sono cose che vediamo bene soltanto quando vengono a mancare. La voce di una persona che ci chiama spesso. Il corpo che ci permette di alzarci e di fare la nostra strada. Un paesaggio che attraversiamo ogni giorno. La prima volta ci accorgiamo di aver ricevuto qualcosa. Dopo un po’ entra nello sfondo e la nostra attenzione corre verso quello che manca ancora.

La gratitudine interrompe per un momento questa abitudine. Si può essere riconoscenti per un aiuto ricevuto e continuare ad avere un problema serio da affrontare. Quel grazie dice qualcosa di preciso sulla nostra vita. Anche qui, in mezzo a quello che mi preoccupa, c’è qualcosa che qualcuno mi ha dato.

Una domanda sotto le stelle

Nel Salmo 8 un uomo guarda il cielo. L’immensità di quello che vede gli fa chiedere perché Dio si ricordi di lui (Sal 8,4-5). È una domanda comprensibile anche per chi fatica a pregare. Basta alzare gli occhi per scoprire che il mondo contiene qualcosa che esiste prima di qualsiasi nostro progetto. Il salmista fa un passo in più. Si stupisce di essere piccolo e insieme di poter contare per il Creatore.

Prova a partire da un oggetto o da un incontro molto concreto. Una persona ti ha insegnato qualcosa che usi ancora. Qualcuno si è ricordato di una tua difficoltà. In casa c’è un posto in cui puoi fermarti quando arrivi stanco. La gratitudine prende corpo quando ricordiamo che cosa è successo e chi c’era.

Dieci cose, un grazie

Scrivi dieci cose ricevute che tendi a dare per scontate. Scegline una e prova a dire a Dio grazie per quella. Poi ringrazia anche una persona. Può bastare una frase, purché contenga ciò che quella persona ha fatto e perché per te ha contato. Un grazie generico scivola via. Un grazie preciso fa capire all’altro che il suo gesto è arrivato a qualcuno.

A sera puoi chiederti quale voce della lista ti ha sorpreso. Forse sarà la più piccola. Era a tua disposizione ogni giorno e ti era quasi sfuggita. Il Salmo comincia a farsi vicino quando ci accorgiamo che c’è ancora qualcosa davanti a cui possiamo alzare gli occhi.

Fonti e riferimenti

  • Come se Dio esistesse davvero. Una sfida di 30 giorni

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